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Privy: the private place

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Privy: the private place

Privy. A primo impatto potrebbe sembrare un social network come tanti. Aprendolo, si ha inizialmente l’impressione di esser finiti su di una banale piattaforma di social networking. Abbiamo infatti la possibilità di condividere news, foto, video o interi album della nostra gallery personale. Ma Privy non è affatto l’ennesimo social network. Tanto per cominciare è un App privata, si entra infatti solo su invito personale e, a differenza delle piattaforme esistenti è decisamente “anti-social”. Infatti, non esistono pubblicità e algoritmi per tracciare gli utenti e si paga un abbonamento mensile per poter accedere ai suoi servizi.

Privy è stato recentemente presentato all’Apple’s Worldwide Developers Conference (WWDC), la conferenza annuale che si tiene ogni anno in California, dove vengono presentati agli sviluppatori nuovi prodotti o tecnologie all’avanguardia. Simon Hudson, fondatore e CEO di Cheeze la startup che ha dato vita a Privy, si ritiene molto soddisfatto di aver creato un vero e proprio “private place” per poter condividere con le persone più intime i nostri momenti migliori. Privy, insiste molto sul tema dell’esclusività. Risulta infatti essere un club per “pochi eletti”: no invito no social! D’altro canto sarà un caso che la sua presentazione ufficiale sia stata fatta proprio alla conferenza Apple? Il suo particolare network privato, inoltre, va ad eliminare in un sol colpo tutti gli annosi problemi creati dagli account fake o dai fastidiosi troll onnipresenti online. Si, perché su Privy non esistono “amici sconosciuti” ed è tutto molto più sicuro rispetto ai tradizionali social come Facebook, Instagram, Twitter o LinkedIn.

Privy è nata probabilmente come risposta tecnologica e soprattutto sociologica ai recenti fatti di cronaca relativi alla privacy e ai social network che hanno investito gli internauti odierni. Lo scandalo Facebook/ Cambridge Analytica, il nuovo GDPR, unito alla crescente sensibilità degli utenti intorno al tema della privacy e all’esasperazione della messa in mostra della propria vita privata online ha spinto molti a cercare rifugio in App, come Privy, che tutelano la loro immagine e se vogliamo la loro vita personale dagli occhi sconosciuti e spesso indiscreti del web. “Il clima e i tempi per i social media sono molto differenti oggi” – afferma Hudson – “I consumatori sono diventati sensibili al tema della privacy, il che pensiamo sia un vantaggio per noi. I social media erano utilizzati per aver il maggior numero di utenti. Ora, diventano più personali”.

E se, ognuno di noi gode di tre vite, una pubblica, una privata e una segreta, come dichiarava Gabriel García Márquez, Privy grazie al suo network esclusivo cerca di tutelarne (o comunque ci prova) almeno una.

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