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La via della seta per il commercio di farmaci: il deep web

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La via della seta per il commercio di farmaci: il deep web

Deep web, dark net o dark web. Le strade che portano alla “via della seta digitale” hanno nomi differenti. Lungo il percorso, però, c’è il rischio di imbattersi nei più loschi personaggi: truffatori, killer, spacciatori, venditori di armi o di farmaci clandestini e pedofili. Eccola, la Gotham City del deep web. La “rete oscura”, la parte più nera e inaccessibile del web, quella che è talmente tanto radicata nelle profondità di internet che non può essere nemmeno indicizzata dai classici motori di ricerca. Quella parte dell’online dove chiunque può essere chiunque, perché l’anonimato è la prima regola in questo mondo digitale senza regole.

Per accedere al “lato oscuro del web” basta utilizzare un browser dedicato come TOR (The Onion Router), creato inizialmente con lo scopo di permettere la navigazione Internet nei Paesi dove vige una severa censura, ma sempre più spesso utilizzato per compiere attività illegali. Tutto ciò che si acquista sul deep web si paga in bitcoin la criptomoneta anonima. In questa mondo digitale dal colore nero, non esistono nemmeno delle vere e proprie garanzie sull’acquisto del prodotto. Il più delle volte il venditore è un vero e proprio truffatore, che si intasca il denaro e non spedisce nemmeno il prodotto richiesto o peggio spedisce dei prodotti contraffatti. Ed è esattamente quello che succede spesso nel pharmaceutical market.

Secondo un’indagine del Pharmaceutical Security Institute1 medicinale su 3 acquistato online non contiene alcun principio attivo, il 20%ne contiene una quantità scorretta, il 21, 4% è composto da sostanze totalmente sbagliate e l’8,5% presenta alte quantità di impurità dannose per l’individuo che le assume. L’acquisto di farmaci online risulta però essere molto diffusa, e non solo all’interno del dark web. La maggior parte dei farmaci acquistati provengono dai Paesi del sud est asiatico e i più gettonati risultano essere quelli per la disfunzione erettile (costituiscono il 60% dell’intero fatturato), seguiti da antidepressivi, antitumorali e anoressizzanti.

Alla base degli acquisti di farmaci illegali online c’è la poca consapevolezza da parte degli utenti dei rischi e degli eventuali pericoli che si corrono all’interno delle “farmacie digitali”. Recenti studi inoltre dimostrano che, per guadagnarsi la fiducia della clientela online, compaia sul sito internet la parola “farmacia” o la caratteristica croce verde. Online e in maniera totalmente anonima poi, l’utente si sente più sicuro e in grado di superare l’imbarazzo di chiedere al farmacista uno specifico prodotto. Ragioni culturali, economiche e inesperienza online non hanno fatto altro che aumentare nel corso del tempo il fenomeno del black market farmaceutico.

Il Ministero della Salute per risolvere e per sensibilizzare maggiormente i cittadini italiani su questo tema ha introdotto un “bollino ufficiale” che autorizza la vendita di medicinali da banco all’interno del web. Risulta comunque molto complicato evitare le insidie del web, anche perché oggi più che mai capita spesso che sia il distributore illegale a mettersi in contatto con le sue “vittime” monitorando le sue ricerche all’interno del web e utilizzando dei messaggi pubblicitari ad hoc per stimolare l’acquisto del prodotto medico.

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