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Golem digitali

I golem oggi esistono e non sono più animati dalla stregoneria, ma dall’occultismo digitale. La rubrica di Andrea Barchiesi per Prima Comunicazione di settembre.

Il golem è una figura della mitologia ebraica, un essere di argilla a cui viene data la vita attraverso la magia. Si anima e risponde agli scopi del suo padrone. I golem oggi esistono e non sono più animati dalla stregoneria ma dall’occultismo digitale. E sono in mezzo a noi. Rapahael Badani scriveva per diverse testate internazionali, in qualità di “geopolitical risk consultant” e “international relations senior analyst”. Solo il megadirettore di Fantozzi aveva così tanti titoli. Critico nei confronti di Qatar, Turchia e Iran, sosteneva invece gli Emirati Arabi Uniti. I suoi articoli erano letti e condivisi da migliaia di persone. Una carriera sicuramente ben avviata. Aveva un unico problema: Rapahel Badani in realtà non esisteva.

Ha scritto per Newsmax, per il Washington Examiner, RealClearMarkets, American Thinker e The National Interest, ed era parte di un network di almeno 19 finti giornalisti creati in qualche laboratorio digitale. Da stregoni della nuova magia nera. Una rete molto attiva che nell’ultimo anno ha pubblicato più di 90 articoli di opinione in 46 differenti testate, tra cui The Jerusalem Post, Al ArabiyaSouth China Morning Post. Golem digitali, instancabili, intenti a tessere la trama di influenza voluta dai loro creatori.

La (finta) biografia di Raphael Badani

Questa è una vicenda molto significativa per almeno cinque ragioni fondamentali: primo poiché mette in luce l’enorme fragilità dell’ecosistema informativo, di come sia facile infiltrarlo ed inquinarlo. Secondo perché evidenzia quanto sia difficile in questa epoca smaterializzata identificare le azioni di influenza dell’opinione pubblica e la loro trama sottostante. La terza ragione è che troppe testate sono cadute facilmente in questa trappola e hanno concesso spazio senza alcuna verifica a soggetti che non hanno mai incontrato. Quarto, questa vicenda ci fa razionalizzare il grande vuoto lasciato dall’arretrare della stampa tradizionale, fatta di giornalismo scrupoloso e paziente. Quinta ragione, forse la più importante, non stiamo parlando di una lotta tra finti account di ristoranti o di una elezione regionale ma di equilibri internazionali in una delle regioni più calde del pianeta. E non mi riferisco al clima.

La nuova guerra si combatte in modo silenzioso e senza sparare un colpo. Non pensiate comunque che sia facile creare un Golem digitale. Dietro a tutto questo c’è una regia ben articolata, un lavoro strutturato, minuzioso e attento ai dettagli. Praticare la magia nera digitale è un esercizio che richiede molta energia. E se qualcuno spende molta energia in genere la posta in gioco è proporzionalmente alta. Il primo articolo postato dalla rete di finti giornalisti risale al luglio 2019. Poi una serie di pezzi neutri, lontani dal vero bersaglio da colpire. Sono pezzi mimetici per non tradire il vero obiettivo. Con una sapiente frequenza poi venivano intramezzati dai veri pezzi chiave che attaccavano Qatar, Turchia e Iran.  Secondo l’inchiesta del The DailyBeast, che ha smascherato la rete di finti giornalisti, le prime tracce dei reporter compaiono su The ArabEye e Persia Now (ora cancellati); si presentavano come consulenti politici o giornalisti freelance, vantando risultati accademici fasulli; e si sostenevano l’un l’altro.

La tecnologia in tutto questo ha giocato un ruolo fondamentale. I due siti chiave condividevano lo stesso account Google Analytics, l’indirizzo IP e i certificati di crittografia. Non solo. I finti giornalisti erano stati tutti creati tramite un mix di intelligenza artificiale e biografie scopiazzate dalla Rete. L’account di Raphael Badani usava la fotografia di Barry Dadon, fondatore di una startup di San Diego. Le immagini del profilo venivano però specchiate e ritagliate, per ingannare la ricerca per immagini di Google. Spesso subivano anche ritocchi estetici difficili da smascherare. Come successo all’immagine profilo di Joseph Labba che, secondo gli esperti, mostrava un orecchio “troppo liscio” e tre denti al posto di quattro. Su Twitter erano sbarcati tra marzo e aprile 2020, contavano tutti poche decine di follower ma capitava che incassassero l’endorsement e la condivisione di profili ben più seguiti. Un articolo critico sull’operato del Qatar in Medio Oriente è stato condiviso anche dal fondatore del movimento Studenti per Trump, con un profilo da quasi 1 milione di follower.

I fake account esistono da molto tempo, la rete ne è piena ma qui siamo di fronte ad un qualcosa di diverso, ad una loro evoluzione naturale, i Golem digitali hanno l’ambizione di muoversi tra gli uomini, influenzare ad alto livello e stabilire relazioni reali con soggetti chiave. L’opinione pubblica è il loro campo d’azione e chi la governa può guidare le scelte di un popolo. La guerra digitale è solo all’inizio, chissà quando avremo il primo presidente degli Stati Uniti inesistente.