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Censura su Internet: la libertà on line è in costante declino

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Censura su Internet: la libertà on line è in costante declino

Come ti ripari se a soffiare è il vento della protesta? Sembra proprio che il mezzo più utilizzato da diversi governi autoritari nel mondo sia quello di trovare riparo sotto i rami dell’imponente albero della censura mediatica e del vigile controllo dei social network. Una delle ultime censure, che è stata oggetto di numerosi battibecchi è stata quella all’attrice sudafricana Charlize Theron. L’emittente televisivo iraniano, durante la notte degli Oscar, ha deciso di “coprirla” alla bell’e meglio con una sorta di macchia nera digitale, a causa della profonda scollatura del suo luccicante vestito firmato Dior. A denunciare il fatto è stata la pagina Facebook “My Stealthy Freedom” (La mia libertà furtiva) che si batte per i diritti alle donne iraniane. L’associazione, che ad oggi è arrivata a più di un milione di sostenitori sulla propria pagina, ha replicato con sarcasmo l’accaduto: “l’Oscar per la miglior censura va al team Photoshop della Repubblica islamica”.

La televisione però non sembra essere l’unica vittima dei governi totalitari, sempre più controllato infatti è anche il panorama social. La limitazione di Twitter da parte di Erdogan in Turchia o la chiusura di alcune piattaforme social durante la cosiddetta Primavera Araba sono solo alcuni tra gli esempi più famosi delle limitazioni imposte dai governi. Secondo il report Freedom Net 2016 la libertà on line è in costante declino, da più di 6 anni e non accenna a riprendersi.

Nel mirino dei governi ci sarebbero non solo i social network tradizionali (FacebookTwitterInstagram o Youtube) ma anche le app di messaggistica istantanea. Sul triste podio della censura, è proprio WhatsApp infatti a pagare il prezzo più alto (bloccato in ben 12 Paesi), a seguire nella classifica Facebook e Twitter. La ricerca elenca anche quali sono gli “user arrested”, cioè gli utenti che sono stati addirittura arrestati a causa di post giudicati non pertinenti.

In questo scenario a tinte fosche, si intravede però qualche bagliore. Nel report di Freedom net 2016 vengono citati anche degli esempi positivi; infatti stati come ArgentinaGiordania o Nigeria si sono distinteiper aver fatto nascere all’interno dei social network campagne politiche che hanno avuto degli effetti concreti nella diffusione di principi inalienabili come il rispetto dei diritti umani e gli ideali di giustizia sociale e di libertà politica.

La censura, oltre che essere un problema etico, si ripercuote in modo diretto sul social business. I giganti del web cercano in ogni modo di aggirare i paletti imposti dai regimi totalitari con altri sistemi. Ad esempio, Zuckerberg ha lanciato in Cina la nuova app “Colorful Balloons” per la condivisione di fotografie, che non porta però il suo nome, ma quello di una società localeYouge Internet Technology che, almeno all’apparenza non ha niente a che vedere con il social network blu. Colorful Baloons è praticamente identico a Moments, l’applicazione di Facebook per condividere e organizzare le fotografie presenti sul proprio smartphone. L’iniziativa mostra fino a che punto i social sono disposti a spingersi per farsi accettare anche nei cosiddetti stati totalitari, dove purtroppo la censura è una realtà concreta. Per dirla alla Orwell se la libertà significa qualcosa, allora significa il diritto di dire alla gente le cose che non vogliono sentirsi dire; e questo principio oggi sembra più attuale che mai nella lotta per il raggiungimento della libertà on line.

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