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Fake news, un manuale di Centromarca aiuta le aziende

Si chiama “Marca, internet e contrasto alla disinformazione”. È scaricabile gratuitamente online e si struttura come un vademecum di pronto utilizzo. Le industrie alimentari le più colpite dal fenomeno

L’articolo di Repubblica.it sul manuale che abbiamo scritto in collaborazione con Centromarca.

“L’obiettivo di questo manuale, rivolto alle aziende, è di sedimentare una cultura di reazione al fenomeno”, precisa Ivo Ferrario, direttore della comunicazione di Centromarca. “Nel libro, diviso in sezioni, presentiamo una serie di misure che le aziende devono conoscere”. Una sorta di vademecum con pareri tecnici e legali, da seguire in caso ci si ritrovi a essere bersaglio di una fake news. Quando ci si ritrova invischiati, “più che le richieste di rettifica, sono utili le diffide, se si hanno elementi per identificare l’illecito”, spiega Stefano Previti, dello Studio Previti. “Se poi i provider non accolgono le richieste stragiudiziali, occorre agire in giudizio. È utile chiedere in via cautelare la rimozione dei contenuti illeciti, la deindicizzazione, i dati identificativi degli utenti anonimi autori delle pubblicazioni”. Ultimo step, le azioni risarcitorie.

Un argine naturale per fare sponda alle notizie false può essere costruito tramite una robusta reputazione aziendale, un rapporto e dialogo costante coi consumatori e con la conoscenza preventiva dei propri punti deboli. Ma sono tante le realtà che hanno iniziato ad affidarsi a professionisti in grado di aiutarle nel momento del bisogno. Come Reputation manager, soluzione di intelligence al contrasto diretto delle fake news che opera attraverso uno specifico sistema che unisce tecnologia e metodologia specialistica. Identifica, verifica e interviene sul singolo contenuto. Puntualizza Andrea Barchiesi, amministratore delegato di Reputation manager, che “la fake news “certificata” è oggetto di intervento diretto con azioni legali, segnalazione eventuale alla Polizia postale e interazione diretta nel canale iniettando contenuti scientifici e inibendo gli sponsor presenti nella pagina”

L’articolo completo su Repubblica.it