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Barilla e Moncler: quanto dura una crisi sul web?

Milano, 29 maggio 2017 - Quando l’anno scorso Guido Barilla dichiarò a “La Zanzara” che non avrebbe mai girato uno spot che avesse come soggetto una famiglia gay, il web esplose in una ferocissima polemica. Nelle prime 24 ore su Twitter arrivarono più di 46.000 tweet, molti dei quali invitavano a boicottare i prodotti Barilla. Dopo dieci giorni i tweet erano scesi a 262, fino a spegnersi un mese dopo: il 27 ottobre si registravano solo 17 tweet sul caso. Negli ultimi giorni la vicenda si è in parte riaccesa dopo la svolta “pro-gay” del brand certificata dal massimo punteggio ottenuto nel Corporate Equality Index elaborato dalla Human Right Campaign, associazione americana per i diritti degli omosessuali che ogni anno stila una classifica delle compagnie gay friendly, che ha valutato molto positivamente le iniziative del brand rispetto ai diritti degli omosessuali in azienda. La notizia è stata commentata in 500 tweet, ma il dato significativo è che il 76% di questi è negativo, proprio in ragione alla posizione dell’anno scorso, rispetto alla quale molti ritengono la svolta di quest’anno poco credibile. All’inizio di Novembre il servizio di Report “Siamo tutti oche” ha scatenato sul brand Moncler nelle prime 24 ore quasi 12.000 tweet, che il giorno successivo sono diventati 6mila fino ad arrivare una settimana dopo a calare del 96%, e la media si è mantenuta costante per tutto il mese di novembre. Entrambe le vicende quindi dopo l’esplosione iniziale si sono sopite, ma non si sono spente del tutto.  “I casi di Moncler e Barilla - spiega Andrea Barchiesi, AD. di Reputation Manager- ci rivelano un concetto fondamentale del web che è quello della coda lunga. E’ naturale che su un canale istantaneo come Twitter la crisi sia “cotta e mangiata”, ovvero si assista ad una immediata esplosione e poi ad un affievolirsi progressivo dell’interazione. L’aspetto fondamentale che però i brand devono considerare è proprio la coda lunga, ovvero il fatto che rimangono sempre attivi dei focolai, che possono riaccendersi in qualsiasi momento. Inoltre tutto ciò che è successo, anche un anno prima, diventa immediatamente attuale se consultiamo un motore di ricerca. Per cui i concetti di tempo e di durata di una notizia sul web non sono paragonabili in alcun modo a quelli della carta stampata. Se è vero come diceva il  direttore Montanelli che “un giornale, il giorno dopo, è buono solo per incartare il pesce”, questo non vale in rete dove ogni giorno successivo all’esplosione di un caso è possibile recuperarlo e renderlo nuovamente attuale, grazie alla memoria permanente e sempre disponibile della rete. Bisogna in particolare fare attenzione all’azione dei cosiddetti influencer, ovvero quei soggetti molto attivi e influenti su un argomento che hanno il potere di raggiungere con la loro comunicazione molte persone. Anche se non è esplosiva, l’azione degli influencer può essere ugualmente lesiva per il brand, proprio perché lavora sulla coda lunga. Infine, bisogna considerare che ormai quello che avviene su Twitter è sempre al centro della notizia sulle testate giornalistiche, per cui anche se non ci si trova più nel flusso dei commenti negativi è comunque possibile averne cognizione da ciò che resta associato al brand sui motori di ricerca, come ad esempio gli articoli che certificano le crisi che ha subito sui social ”.

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